Febbraio 8, 2026

La Fortezza di Carta: Il Grande Bluff della Cyber-Difesa Italiana

“3 attacchi in 7 giorni: il crollo verticale di una Cyber Difesa italiana minata da decenni di incompetenza e raccomandazioni.”

​Mentre la politica celebra l’apertura delle Olimpiadi, le nostre infrastrutture digitali crollano. Non è allarmismo, sono i fatti delle ultime 48 ore che confermano una verità scomoda: la nostra difesa è di carta.

​Ecco il bollettino di guerra reale:

  • Olimpiadi sotto assedio: Il gruppo filo-russo NoName057(16) ha lanciato un attacco coordinato contro Milano-Cortina, la Farnesina e gli hotel logistici. La situazione è talmente critica che l’ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale) è dovuta scendere in campo direttamente per mitigare i danni.
  • Istruzione in ostaggio: L’Università La Sapienza è paralizzata dal ransomware BabLock. Hacker criminali hanno bloccato tutto e chiedono un riscatto in Bitcoin entro 72 ore.
  • Cultura e Aziende: Dagli Uffizi in tilt tecnico, fino alla strage silenziosa di gennaio contro aziende quotate come Softlab e storiche come Cressi.

L’Alibi della Burocrazia

L’intervento d’emergenza dell’ACN certifica il fallimento della prevenzione. In Italia abbiamo sostituito la sicurezza reale con la burocrazia.

Le aziende e la PA spendono budget folli solo per essere “a norma” (GDPR, Direttiva NIS2), producendo montagne di carta inutile. L’obiettivo non è proteggere i dati, ma proteggere la poltrona: quando avviene il disastro, il dirigente di turno può dire “Io avevo le certificazioni in regola”. Ci si nasconde dietro la conformità normativa per non affrontare la realtà tecnica: le carte bollate non fermano i malware, e la compliance legale non è security operativa.

Il vero colpevole: La selezione inversa

Ma il disastro del 2026 non è solo tecnologico, è antropologico. È il conto salato di decenni di lottizzazione politica, dove in ruoli chiave sono stati piazzati “raccomandati” e burocrati privi di reali competenze tecniche, scelti per fedeltà e non per merito.

Abbiamo creato una catena di comando fatta di “yes-men” che sanno gestire appalti ma non sanno distinguere un firewall da un router. Agli hacker, però, non importa chi ti ha raccomandato. Il cybercrime è meritocratico per natura: loro vincono semplicemente perché sono più competenti di chi abbiamo messo a difenderci.